Nasce Europeisti.eu, ma non è una riedizione del Terzo Polo. Calenda: «La nostra battaglia è l'Europa»
Con l'entusiasmo delle grandi occasioni, il Parenti apre la sua Sala Grande per oltre settecento partecipanti al lancio di Europeisti.eu. Falasca, Nahum e Scalpelli presentano il nuovo movimento riformista: non un terzo polo, ma la soluzione per sconfiggere i bipopulismi.

Di Antonio Picasso — Il Riformista, 16 giugno 2026
Milano risponde al bisogno d'Europa. Con l'entusiasmo delle grandi occasioni, il Parenti apre la sua Sala Grande per accogliere gli oltre settecento partecipanti accorsi al lancio di Europeisti.eu, il nuovo movimento riformista promosso da Piercamillo Falasca, Daniele Nahum e Sergio Scalpelli. Nel giorno del bombardamento della Cattedrale della Dormizione a Kyiv, il primo pensiero va a chi per l'Europa combatte.
«È grazie all'Europa che possono unirsi visioni differenti. L'attuale bipolarismo, influenzato da forze filorusse e anti-occidentali, da Vannacci a Conte, rischia di aprire le porte a una campagna elettorale sotto l'attacco della disinformazione del Cremlino.» — Piercamillo Falasca
Europeisti.eu non è una riedizione del terzo polo, ci tengono a precisarlo Falasca e Nahum. È la giusta soluzione per sconfiggere i bipopulismi. «Perché è da Milano che il riformismo è maggioranza e qui possono unirsi tutte le forze che in Europa votano insieme contro la destra xenofoba e contro la sinistra anticapitalista e fintamente pacifista», spiega Nahum.
Mario Monti ricorda: «Già nel 2011 abbiamo superato il bipolarismo. Oggi ci troviamo di fronte a un'Europa che, dopo un anno di timidezze ed errori, si è accorta che l'ombrello protettivo degli Stati Uniti non esiste più. E proprio in questo momento, mi sento ancora più orgoglioso di essere europeo.»
Luigi Marattin traccia la strada rivendicando «l'indipendenza da schieramenti che non ci rappresentano» e fa appello all'unità di tutte le forze piccole. Pina Picierno è netta: «Kyiv è già Europa. Ma l'Europa così com'è è insufficiente. Bisogna mettere a fattor comune difesa, ricerca e industria.»
Infine Carlo Calenda: «La nostra battaglia si chiama Europa. Trump e gli autocrati hanno fatto una scelta di identità. L'Europa deve fare altrettanto.»
Fonte: Il Riformista
